Pier78

Wolfgang Amadeus Mozart morì per cause naturali o fu avvelenato?

mozart
Bimbo prodigio, a sei anni Wolfgang Amadeus Mozart componeva e teneva concerti per la nobiltà europea. Al culmine della sua carriera moriva a Vienna. Si trattò di morte naturale o avvelenamento?

Dopo diversi anni dalla morte, Sophie Haibel, sorella minore di Costanza – moglie del musicista – ricordava con nitidezza le ore precedenti la morte di Mozart.

Era la prima domenica di dicembre dell’anno 1791 quando la donna si trovava nella cucina a preparare del caffè. Il giorno prima, 4 dicembre, si era recata a Vienna in visita al cognato la cui salute sembrava migliorata rispetto ai giorni prima.

Le buone notizie però sembravano troppo fragili e mentre fissava la fiamma del camino pensava all’uomo sofferente sul suo letto. D’improvviso, come un nefasto presagio, senza che ci fosse il minimo alito di vento, la fiamma che illuminava la stanza si spense.

Sophie scrisse nel proprio diario di quello strano avvenimento: «La fiamma si spense senza lasciare fumo. Come se la lampada non fosse mai stata accesa. Nello stoppino non c’era traccia della minima scintilla e posso giurare che non vi fu nemmeno un soffio d’aria».

Alla sorpresa si sostituì il timore per la salute del cognato e, su consiglio della madre, tornò a Vienna.

Fu ricevuta da Costanza che raccontò della notte insonne trascorsa da Mozart, pregandola di restare a farle compagnia. Il musicista, vedendola, insistette perché si fermasse a Vienna «Mi chiese di restare lì per quella notte – si legge sempre nel diario – quando era sicuro che sarebbe morto».

Con lui, in quelli che sarebbero stati gli ultimi giorni di vita, c’era l’allievo Süssimayr a cui il compositore stava dettando le istruzioni per il completamento della sua ultima opera, una Messa da Requiem.

Verso sera giunsero al capezzale del musicista prima il prete e poi il medico, il quale consigliò di applicare al paziente febbricitante delle pezze bagnate sulla fronte. Poco prima della mezzanotte però Wolfgang perse conoscenza e intorno alle 00.55 del 5 dicembre 1791 esalò il suo ultimo respiro.

Mozart, timori per l’avvelenamento

Come spesso accadde per i musicisti dell’epoca, nonostante godesse di grande fama, Mozart era assillato da problemi di denaro. Per questo lavorava senza sosta per completare più composizioni possibili e sistemare così la precaria situazione finanziaria.

La fatica era visibile sul suo volto e sul suo fisico, agli occhi di familiari ed amici Wolfgang appariva stanco ed esaurito. Ma quando, il 20 novembre del 1791, si mise a letto nessuno avrebbe potuto sospettare che fosse vicino alla fine.

I primi sintomi della sua condizione di salute furono descritti da Georg Nikolaus Nissen, secondo marito di Costanza, nella biografia scritta sul compositore austriaco: «Aveva gonfiore alle mani e ai piedi, tanto che non riusciva quasi più a muoversi. I medici sostenevano si trattasse di febbre miliare acuta».

Fu questa la diagnosi riportata nel registro ufficiale dei decessi di Vienna.

Mozart però nutriva gravi sospetti riguardo la propria salute. Alcune settimane prima di morire aveva confidato alla moglie il timore di essere stato avvelenato: «Qualcuno mi ha dato dell’acqua tofana, calcolando l’esatta data della mia morte!». Per acqua tofana si intendeva un veleno a base di arsenico, inodore e ad azione lenta che prendeva il nome da Giulia Tofana, fattucchiera italiana che lo aveva inventato e lo dispensava a chi lo richiedesse per scopi delittuosi.

Il musicista era anche convinto che la Messa da Requiem commissionatagli da uno sconosciuto fosse destinata al suo stesso funerale.

A sostegno di quest’ipotesi, un giornale di Berlino – riportando la notizia del decesso – scrisse «Essendo il suo corpo gonfiato dopo la morte, la gente pensa che il celebre compositore sia stato avvelenato». Anche il figlio maggiore di Mozart, Karl Thomas, sosteneva la stessa idea ricordando come il corpo del padre fosse molto gonfio ed emanasse un fetore tale da rendere impossibile l’autopsia.

A differenza della maggior parte dei cadaveri che diventano rigidi e freddi, quello di Mozart era rimasto flaccido come accadeva in seguito ad un avvelenamento.

Ma chi poteva desiderare la sua morte?

L’invidia di Salieri

Nel 1774 Antonio Salieri era stato nominato compositore di corte durante il regno di Giuseppe II. Quando Mozart giunse a Vienna, il compositore italiano era il musicista più acclamato e famoso della capitale, osannato da aristocratici e da tutti gli appassionati di musica.

Salieri, che avrebbe avuto come allievi Beethoven, Schubert e Listz avvertì nell’austriaco un rivale pericoloso, un autentico genio con cui nemmeno lui avrebbe potuto competere. La rivalità era molto sentita e conosciuta da tutti, anche dallo stesso Mozart.

L’italiano arrivò a celebrare 50 anni da compositore di corte e solo qualche anno prima della morte, parlando ad un allievo di Beethoven, assicurò sul suo onore che non c’entrasse niente con la diceria secondo cui avrebbe avvelenato il rivale temendo potesse prendere il suo posto: «Voi sapete – disse – che mi si sospetta o accusa di aver architettato l’avvelenamento di Wolfgang. Giuro sul mio onore che si tratta di pura maldicenza!»

Dopo quell’incontro Salieri tentò il suicidio, obnubilato dagli incubi sulle responsabilità della morte di Mozart che gli venivano affibbiate. Morì nel 1825 con quella macchia nella sua illustre carriera che venne lavata qualche anno dopo quando Giuseppe Carpani, cercando di salvare la reputazione del connazionale, si mise in contatto con uno degli ultimi medici che avevano assistito il musicista il quale dichiarò che non ci sarebbero state e non si sarebbero potuto trovare prove riguardo un possibile uso di veleni sul musicista austriaco.

Il figlio minore di Mozart, dopo la morte del padre, prese lezioni da Salieri e disse che l’italiano avrebbe forse avvelenato la vita del padre solo per i continui imbrogli nei suoi confronti ma, in più di un’occasione, aveva sentito Salieri dire che fosse dispiaciuto per la scomparsa di Mozart, nonostante il suo genio avrebbe potuto compromettere la carriera di tutti i musicisti, adombrati dal talento dell’austriaco.

La gelosia di un marito tradito?

Un’altra ipotesi riguardo la morte di Mozart riguarda i sospetti nutriti da Franz Hofdemel, anch’esso membro della massoneria, la cui moglie Magdalena fu allieva del compositore.

Pochi giorni dopo la scomparsa del musicista, Hofdemel aggredì la moglie incinta con un rasoio, ferendola in più parti del corpo prima di suicidarsi. La moglie riuscì a salvarsi e con lei anche il bambino nel grembo che nacque dopo cinque mesi.

Secondo i pettegolezzi dell’epoca, il bambino poteva essere figlio di Wolfgang.

Wolfgang, stando ai racconti della sorella maggiore Marianna, impartiva lezioni di musica alle giovani donne di cui era innamorato. Beethoven, qualche anno dopo, rifiutò di suonare in presenza di Magdalena per via dell’eccessiva intimità tra lei e l’austriaco.

Tuttavia, dalle lettere scritte dal musicista austriaco e dalle successive osservazioni degli storici, sembra che Mozart fosse profondamente fedele a Costanza e non l’avrebbe mai tradita. Non esistono infatti minime tracce di rapporti extraconiugali del compositore.

Inoltre anche l’imperatrice Maria Luisa prese particolarmente a cuore la disgrazia di Magdalena, cosa che non avrebbe mai fatto se avesse avuto il sentore di un possibile tradimento.

La vendetta della massoneria?

Un’altra voce circolante all’epoca sosteneva che Mozart fosse stato ucciso per volontà della massoneria dopo aver rivelato alcuni segreti della loggia nel Flauto Magico.

Nonostante l’acclamazione ed i complimenti ricevuti, anche da Antonio Salieri, qualche membro della massoneria si allarmò alla rappresentazione dell’opera ma l’intento del musicista e del librettista era semplicemente quello di esaltare gli ideali di coraggio, amore e fraternità che caratterizzavano la società segreta.

Il tutto trattato con una vena umoristica ma senza mancanza di rispetto.

Pochi giorni dopo la morte, il Gran Maestro della massoneria rese onore a Mozart definendolo come il più amato e meritevole membro della loggia la cui scomparsa era una perdita irreparabile.

Un funerale improvvisato

Al momento della sua morte, la situazione finanziaria della famiglia era molto precaria. Costanza infatti non aveva quasi i soldi sufficienti per il funerale del marito e si scelse la soluzione più economica.

Nel pomeriggio del 7 dicembre 1791 la salma fu portata nella cattedrale di Santo Stefano dove, in una cappella laterale venne celebrato il rito funebre alla presenza di pochissime persone. Alla sepoltura parteciparono ancora meno persone a causa della distanza tra chiesa e cimitero così nessuno poté vedere il punto esatto in cui fu deposta la salma di Mozart.

Costanza non fece sistemare alcuna croce o stele ad indicare la tomba del marito, sia per la mancanza di soldi sia perché credeva fosse un dovere della chiesa o del cimitero Solo nel 1859 fu eretto un monumento di marmo, sistemato in un punto a caso del campo santo.

La diagnosi più recente

Sulla morte del celebre compositore e musicista austrico e sul suo funerale celebrato in maniera improvvisata e frettolosa si è discusso a lungo.

Solo nel 1964 si è scoperto che la Messa da Requiem fu commissionata a Mozart dal conte von Walsegg per il funerale della moglie.

Nel 1966 un medico svizzero confutò la diagnosi di febbre miliare acuta ritenendola troppo generica e poco professionale, suggerendo invece di indicare il decesso come conseguenza di febbre reumatica.

Nel 1984 invece un altro medico, Peter J. Davies, pubblicò un’analisi più dettagliata sulla malattia che causò la morte del compositore che, a tutt’oggi, resta quella più accreditata.

Mozart in giovane età contrasse un’infezione da streptococchi alle vie aeree superiori. Gli effetti di questa infezione possono essere immediati o possono protrarsi per mesi o anni. Nel corso della sua giovinezza, Wolfgang soffrì di tonsillite, vaiolo, bronchite e itterizia. Dopo il trasferimento a Vienna manifestò episodi di vomito e febbre reumatica.

Secondo Davies, la morte di Mozart fu causata da una combinazione tra infezione da streptococchi dovuta ad un’insufficienza renale derivante dalla sindrome di Schönlein-Henoch, un’emorragia cerebrale e una broncopolmonite.

Tra gli effetti dell’insufficienza renale, Davies ricorda come si possano riscontrare depressione, turbe del carattere e allucinazioni, tutti sintomi che potrebbero spiegare il sospetto nutrito dal musicista di essere stato avvelenato e di aver composto la Messa da Requiem per il proprio funerale.

Chissà se andò davvero così.

Pier

Mi chiamo Pierpaolo ma per tutti, da sempre, sono Pier. L'anagrafe dice che io sia nato - come suggerisce il sito - nel 1978 ma spesso ho dei dubbi. Da sempre sono appassionato di tecnologia. Nel 2005 mi sono innamorato di Apple e da allora non ho mai smesso di seguirla.
Sono editor su iSpazio, il primo blog italiano del mondo Apple per cui pubblico notizie e redazionali.
Sono papà di Leonardo, il mio amore più grande.
Le mie altre passioni sono la lettura e la scrittura. Mi piace la musica e il calcio. Tifoso della Juventus, sono stato arbitro di calcio, cosa che mi ha permesso di mettere un po' da parte il tifo e vedere lo sport da un'altra angolazione.

Seguimi su Instagram

Your Header Sidebar area is currently empty. Hurry up and add some widgets.