Pier78

Piacere, sono un ariete

Ripropongo un testo scritto qualche anno fa riguardo il mio carattere che si rispecchia, perfettamente, nel segno sotto cui sono nato, l’ariete.

Era presente nel blog precedente e lo riporto anche su questo, visto che l’altro non c’è più.

Piacere, sono un ariete. Se mi guardate, la prima idea che vi fate è che, oltre ad avere la testa dura (e questo lo vedremo dopo), sono il maschio della pecora che ha in più un paio di corna ritorte. Mi vedete con il muso a terra che bruco l’erba, con le corna ritorte…capirai quanta impressione possa destare.

Eppure no, non devo essere preso sottogamba. No. Non ho la punta alle corna come il toro, non sono maestoso come il leone con la sua criniera, non sono elegante come la vergine o il sagittario anzi, al contrario, posso sembrare completamente sgraziato e privo di fascino.

Io sorrido. Comincio quasi sempre così. Per quanto possa essere adombrato, nervoso o irritato, sorrido. Anche quando non serve o le circostanze imporrebbero di fare diversamente. Ogni tanto qualcuno prova a spegnermi il sorriso, è difficile ma non impossibile, ma garantisco che sarebbe meglio non provarci.

Basta conoscermi per capire che, per certi aspetti, sono molto controverso. Per quanto possa sembrare pigro e svogliato nel brucare l’erba, non tutti riescono a mantenere il mio ritmo. Sotto il mio manto morbido e lanoso c’è il fuoco. Fuoco vivo. Non si vede subito ma se si presta un po’ di attenzione, lo si nota nello sguardo, a proprio vantaggio o a proprie spese.

L’ariete è fatto così, vitale, allegro, corre da tutte le parte e niente lo ferma. Ogni tanto rallenta per riprendere fiato. Poco o niente lo spaventa, della pecora non ha ereditato il carattere. C’è un ostacolo? Bene, lo si affronta. Di petto anzi, di testa! E qui mi ricollego al discorso iniziale. Abbiamo la testa dura, in tutti i sensi. Se c’è un ostacolo sul cammino, sappiate che difficilmente mi sposterò da lì.

E’ giusto dirlo per essere preparati. Non cercate di spiegarmi che, anche solo facendo un passo laterale potrei evitarlo. No. Lo prendo a testate finché o crolla lui o crollo io. Questo vale per la staccionata in legno marcio che cade dopo il primo colpo così come il muro del caveau di una banca. Non che sia stupido, sia chiaro. Non fate l’errore di giudicarmi così. Qualcuno dice che chi compie sempre la stessa azione sperando in un risultato diverso sia stupido. No, io probabilmente lo so da subito che quel muro non cadrà però lo devo prendere a testate lo stesso.

E’ una questione di principio e una questione di natura. Autoaffermazione, orgoglio, testardaggine, ostinazione di qualcuno che non vuole mollare mai. Conosco arieti tanto testardi da aver idealmente abbattuto anche la Muraglia Cinese. Ecco perché dicevo che non vale l’impressione iniziale.

Intrepido e fiero, l’ariete spinge sempre a fondo l’acceleratore per qualunque cosa. L’importante è arrivare primo o anche solo arrivare. Non vede il rischio o l’azzardo e raramente conosce mezze misure, “o tutto o niente”.

Voglio essere obiettivo. Ho un milione di difetti. Sono testardo, appunto. Se credo di aver ragione, so di aver ragione. Il torto è contemplato, ma solo se resiste ad almeno un paio di cornate. Allora posso anche ammettere l’errore. Sono suscettibile ma a differenza del toro che impazzisce per il rosso (che poi sappiamo bene che non è quella la ragione) io non guardo il colore.

Ma non è che mi arrabbio subito, non scherziamo. Se ci sono discussioni mi infervoro e sprigiono tutto il fuoco che ho dentro per bruciare i contendenti. Se me la prendo per qualcosa, è cosa di qualche minuto. Se mi conoscete sapete che come mi accendo, così mi spengo, in un attimo anche se il tizzone resta caldo per un po’.

Ma la rabbia, quella vera, quella che prende lo stomaco, lo stringe e lo attorciglia, quella che fa piangere, quella che fa stringere i pugni, quella che brucia in gola e nel cuore…quella è difficile da scatenare. Quella arriva solo quando si tocca il gregge ma non inteso in senso dispregiativo. L’ariete si sente ed è molto protettivo e non digerisce che si tocchi chi ama.

Se vi hanno sempre detto che il morso di un erbivoro non possa far male, vi hanno mentito. Il morso di un ariete prosciuga l’anima. Prende quello che avete, a cui tenete e ci salta sopra fino a distruggerlo. Quando vuole l’ariete sa essere velenoso, anche più dello scorpione. No, non conviene vedere un ariete davvero arrabbiato. Lo dico da ariete.

Alla stessa maniera, l’ariete ama con tutto sé stesso. Basta poco, un gesto, una parola o uno sguardo per fargli andare il cuore in gola e dedicare la parte migliore di sé alla persona che ama. Il suo amore non è colpo di fulmine anche se la sensazione potrebbe essere quella. Dove posa gli occhi, lì resta. E non importa chi gli passi accanto. L’ariete ama e fa solo quello, senza mezze misure, da giovane o maturo avrà sempre lo stesso fuoco, quello che brucia ma non si spegne, la stessa passione e continuerà a perseguire la sua natura romantica con il lume di candela, il tramonto, la mano nell’altra mano e scenari, reali o fantastici, che renderanno magica l’atmosfera.

L’ariete è capace di scalare montagne per amore e non si arrende mai. Anche se gli basta poco, non si accontenta di poco e in questo senso, seppur in contraddizione con il suo genere, l’ariete ama come il lupo, una volta sola e per sempre. Tutti quelli che sostengono il contrario (sugli arieti se ne leggono di tutti i colori) devono ancora dimostrarlo e difficilmente riusciranno a farlo.

Capriccioso, geloso, autoritario, testardo e con tutti gli altri difetti che gli si possono imputare, innamorarsi di un ariete non è facile, per niente. Ma è un’esperienza che lascia il segno. Perché l’ariete dà tutto di sé, completamente, senza riserve e la sua generosità, la volontà di dedicarsi a chi ama è totale andando alla ricerca della perfezione di ogni particolare. Non dice molto, non parla molto e l’ostentazione la lascia a chi non è capace d’altro. Tutto quello che ha dentro l’anima lo dedica solo a chi ama, lontano da ogni sguardo.

Sono un ariete. Piacere.

Pier

Mi chiamo Pierpaolo ma per tutti, da sempre, sono Pier. L'anagrafe dice che io sia nato - come suggerisce il sito - nel 1978 ma spesso ho dei dubbi. Da sempre sono appassionato di tecnologia. Nel 2005 mi sono innamorato di Apple e da allora non ho mai smesso di seguirla.
Sono editor su iSpazio, il primo blog italiano del mondo Apple per cui pubblico notizie e redazionali.
Sono papà di Leonardo, il mio amore più grande.
Le mie altre passioni sono la lettura e la scrittura. Mi piace la musica e il calcio. Tifoso della Juventus, sono stato arbitro di calcio, cosa che mi ha permesso di mettere un po' da parte il tifo e vedere lo sport da un'altra angolazione.

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