Pier78

La protesta contro la chiusura degli asili deve essere senza bandiere

Il Comune di Vigevano ha deciso che, entro i prossimi tre anni, saranno effettuati tagli nei confronti di otto servizi che riguardano asili e scuole d’infanzia.

Una notizia che fa scuotere la testa per una città che, giorno dopo giorno, si rivela in una crescente agonia e che proprio non riesce a salvarsi. A Vigevano chiude tutto, non c’è qualcosa che riesca a resistere al vento contrario e anche gli asili e le scuole d’infanzia sono destinate alla stessa sorte.

Il problema della chiusura degli asili fino a pochi anni fa poteva interessarmi, ma relativamente. Ora che sono direttamente coinvolto, vedo le cose secondo una prospettiva differente. Ma quello che mi dà fastidio, oltre alle decisioni di un sindaco che non mi rappresenta, sono le manifestazioni di protesta (ovviamente civile).

Domenica ho attraversato la piazza Ducale e ho visto il basso riscontro che ha ottenuto la manifestazione politica nei confronti del sindaco, un tizio sotto un gazebo con le bandiere del partito che rappresentava esponeva il proprio pensiero, qualcuno faceva sventolare la bandiera del partito amico, qualcun altro ascoltava.

La persona con il microfono in mano diceva: «la chiusura degli asili è un problema per tutta la città e non deve avere una bandiera politica».

Sarei d’accordo con questa affermazione, ma non posso esserlo se chi la pronuncia si fa scudo con la bandiera e il colore di un movimento. Peccato, perché sarebbe stato interessante fermarmi ed ascoltare, ma con una premessa del genere mi sono venute in mente solo due alternative che mi hanno convinto a proseguire per la mia strada.

Uno: tu, persona col microfono, stai cercando di far leva su un problema collettivo per portare a casa consensi verso di te e verso il tuo partito e garantirti delle simpatie che potranno tornarti utili alle urne. E’ propaganda politica, quindi non c’è niente di nuovo. Non stai facendo nulla di nuovo se non tentare di “fregarmi“. E’ il primo motivo per cui non mi fermo.

Due: tu, persona col microfono, hai un figlio che deve andare all’asilo e i tagli imposti dal Comune ti hanno riguardato direttamente, altrimenti saresti stato a casa a seguire la giornata di campionato davanti al televisore.

Tu, omino col microfono, saresti stato molto, molto, molto più credibile se ti fossi esposto come cittadino qualunque, davvero senza bandiere, davvero senza colori, davvero senza schieramenti. Il futuro in gioco non è la tua poltrona in Comune, qualsiasi sia l’incarico, ma quello di tanti bambini prima ancora che dei loro genitori.

E’ quasi carnevale ma il costume da “supereroe” che hai cercato di indossare non ti si addice. Lo indossi male.

La scuola materna, la scuola d’infanzia, gli asili fanno il bene dei bambini e non sono l’ancora di salvezza dei genitori né l’argomento da sfruttare per le campagne politiche. Se ti fossi presentato senza insegne ti avrei ascoltato volentieri e forse – ripeto, forse – riconoscendo il tuo nome nelle liste avrei anche potuto sostenerti.

Per il bene di mio figlio non guardo alcuno stemma ma se tu, persona col microfono, sfrutti il bene che voglio a mio figlio per il tuo interesse pensando di avere una croce a tuo favore sulla scheda elettorale, sappi che da me quel voto non lo avrai mai.

Pier

Mi chiamo Pierpaolo ma per tutti, da sempre, sono Pier. L'anagrafe dice che io sia nato - come suggerisce il sito - nel 1978 ma spesso ho dei dubbi. Da sempre sono appassionato di tecnologia. Nel 2005 mi sono innamorato di Apple e da allora non ho mai smesso di seguirla.
Sono editor su iSpazio, il primo blog italiano del mondo Apple per cui pubblico notizie e redazionali.
Sono papà di Leonardo, il mio amore più grande.
Le mie altre passioni sono la lettura e la scrittura. Mi piace la musica e il calcio. Tifoso della Juventus, sono stato arbitro di calcio, cosa che mi ha permesso di mettere un po' da parte il tifo e vedere lo sport da un'altra angolazione.

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