Pier78

Facebook e le sue contraddizioni: il seno no, i cadaveri sì

Oggi stavo aggiornando un paio di pagine che seguo su Facebook e mi sono imbattuto, per puro caso, nell’immagine condivisa da uno dei miei contatti. L’ho guardata qualche istante e poi ho proseguito con la navigazione, senza soffermarmi troppo a pensare.

Poi però ci sono tornato. Ho voluto guardarla bene, guardarla meglio.

Si tratta del cadavere di un bambino di pochi mesi, presumo. Adagiato in una culla e circondato di fiori. Quando sono tornato a guardarla, ho notato anche i risultati che l’immagine ha portato: 258.000 commenti, 160.000 like e 8000 condivisioni. Per la foto del cadavere di un bambino. Impressionante la foto, impressionanti i numeri.

Tra i commenti ho letto di tanta gente disgustata nei confronti dell’autore del post per aver avuto il macabro gusto di pubblicare un’immagine così forte. Dopo diverse critiche il tizio è corso ai ripari, precisando che si tratta di un bambino vittima dell’Isis e ha postato la foto per dimostrare che le atrocità non sono avvenute solo in Francia.

Per quanto triste, si tratta di un’immagine davvero forte, forse troppo per un social network a cui possono accedere anche ragazzini oltre a persone particolarmente sensibili e suscettibili. Non voglio essere moralista né fare alcuna morale, lungi da me. Ma non posso fare a meno di associarmi a quelli che pensano che non sia stato giusto pubblicarla.

Cosa faccio, segnalo l’immagine all’organo Supremo di Facebook? Sì, ma non propriamente con il disgusto che tanti hanno manifestato. Tra le motivazioni della segnalazione però quella che più si avvicina all’immagine della foto è l’incitamento alla violenza o all’odio. In un certo senso ci può stare.

Facebook, che tanto si era data da fare nel momento del panico a Parigi con la possibilità di segnalare le proprie condizioni di salute ad amici e parenti, con la possibilità di pubblicare la bandiera della Francia come immagine del proprio profilo, ammetterà che venga pubblicata la foto di un piccolo, innocente bambino deceduto? Sì.

L’immagine rispetta lo standard dei contenuti. C’è proprio la pagina che spiega cosa può stare su Facebook e cosa no, qui. Quindi leggo e devo constatare che «Rimuoviamo le immagini forti quando vengono condivise per ragioni sadiche o per celebrare la violenza». Questa non era condivisa per ragioni sadiche ma nemmeno per ragioni benefiche.

Se invece la foto ritrae una donna, attenzione! Scattano tutti gli allarmi: «Limitiamo la visualizzazione di immagini di nudo perché alcune persone della nostra comunità globale sono particolarmente sensibili a questo tipo di contenuti per via della loro cultura o età». Si può mostrare la foto dell’allattamento o del seno con cicatrici ma attenzione a non mostrare il capezzolo! Quello è grave e la foto verrà rimossa.

Su Facebook puoi mettere le foto dei cadaveri (basta metterci l’emoji con la lacrimuccia per passare da raccoglitore di consensi ad utente misericordioso), puoi bestemmiare ma guai pubblicare la foto in cui si vede un seno o un fondoschiena. Che poi non è vero nemmeno questo, se ti chiamassi Kim Kardashian le foto del fondoschiena sono ammesse.

Ma per piacere…

Pier

Mi chiamo Pierpaolo ma per tutti, da sempre, sono Pier. L'anagrafe dice che io sia nato - come suggerisce il sito - nel 1978 ma spesso ho dei dubbi. Da sempre sono appassionato di tecnologia. Nel 2005 mi sono innamorato di Apple e da allora non ho mai smesso di seguirla.
Sono editor su iSpazio, il primo blog italiano del mondo Apple per cui pubblico notizie e redazionali.
Sono papà di Leonardo, il mio amore più grande.
Le mie altre passioni sono la lettura e la scrittura. Mi piace la musica e il calcio. Tifoso della Juventus, sono stato arbitro di calcio, cosa che mi ha permesso di mettere un po' da parte il tifo e vedere lo sport da un'altra angolazione.

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