Pier78

Certi amori non finiscono

«Certi amori non finiscono/Fanno giri immensi e poi ritornano/Amori indivisibili, indissolubili, inseparabili…» canta Venditti e mai parole furono più adatte a descrivere il mio stato d’arbitro.

Che poi trova il perfetto identikit anche in un altro pezzo, l’introduzione dell’album Identikit di Renato Zero, ma non è di musica che voglio parlare.

La “convocazione” mi ha fatto un po’ tremare le gambe, anche se ho fatto di tutto per nasconderlo e mostrare totale sicurezza nei miei mezzi. Ma sono passati diversi anni dall’ultimo triplice fischio, che non è uscito dal fischietto ma è risuonato nella mia testa.

Dopo la grande avventura, durata 14 anni – la seconda più grande storia d’amore della mia vita – avevo deciso di dire basta. Ma non ero convinto, era stato un periodo difficile, incomprensioni, ripicche, delusioni mi avevano portato a troncare un rapporto che aveva smesso di essere meraviglioso con la partenza di Sergio ma che sarebbe comunque potuto continuare.

Non avevo traguardi ambiziosi da raggiungere ma avrei potuto continuare ad indossare l’amata divisa.

Il «basta» pronunciato a denti stretti non è però stato sufficientemente forte. Dopo qualche mese di inattività la borsa, le divise, i cartellini ed i fischietti sembrava mi chiamassero a gran voce, relegati in un angolo dopo essere stati un tutt’uno per molto tempo. E così, alla prima occasione, ritrovato il coraggio di espormi al pubblico ludibrio, rimetto i panni da arbitro per un campionato di calcetto.

Per un certo periodo è funzionato tutto abbastanza bene, salvo un episodio che mi ha fatto vacillare. Una reazione spropositata, un rischio schivato per pochi centimetri (tipo che ora non sarei qui a scrivere, per intenderci) e torna la nebbia, fitta. Decido nuovamente che no, non fa per me. A nulla sono valse le parole di stima, le opere di convincimento. Sembrava che qualcosa si fosse rotto e che non ci fosse nessuna colla in grado di riparare il distacco.

Ma sbagliavo. Perché appunto, come canta Venditti, certi amori fanno giri immensi e poi ritornano. Rifaccio il corso da arbitro, mi ripresento all’esame e lo supero. Torno nell’Associazione per cui ho sacrificato con amore giorni e giorni della mia vita. Solo che, quando il destino vuole, sa come giocare le sue carte. Incidente in scooter da cui esco mezzo rotto e, tra le varie fratture, si rompe il crociato anteriore del ginocchio già operato.

Complice l’infortunio, un presumibile lunghissimo periodo di inattività e quella che ritengo poca intelligenza di un nuovo presidente, vengo allontanato dall’Associazione senza aver mai potuto indossare nuovamente la divisa. A quel punto il «basta» è riecheggiato sufficientemente forte? Sembrava di sì. Sembrava.

I miei amici rimettono insieme l’Atletico Campari, la nostra squadra, quella di cui sono stato capitano nel torneo del 2011 dove mi sono rotto per la prima volta il crociato. Guardarli giocare mi fa male perché anche il pallone, inteso come calcio giocato, è una di quelle cose che non si smette mai di amare, né a 30 anni né a 70. Vorrei, ma non posso. Non riesco proprio. Però viene ventilata la possibilità di sostituire l’arbitro attuale che sembra non essere in grado di accontentare nessuno. Inspirando profondamente offro la mia disponibilità, senza crederci troppo.

Fino a questa sera. «Te la senti?».

Me la sento, anche se il corridoio che porta al campo di calcetto sarà il più lungo da percorrere, anche se mi mancherà il fiato e tremeranno le gambe. Me la sento. Ancora.

Ma, come dico sempre, «arbitro una volta, arbitro per sempre».

Riportando e modificando in parte il testo dell’introduzione di Identikit di Renato Zero che citavo prima:

Eccomi ancora qui, impaziente come sempre, pronto per un altro confronto. Devo superare ancora un’altra prova, ancora un esame. Un ennesimo tentativo di riconoscermi, di ritrovarmi per ricomporre attraverso lo spazio di una partita un nuovo identikit. In questi interminabili momenti che mi separano da te, ritorna l’incertezza e la paura. Mi trovo solo a misurarmi con me stesso, per cercare di riuscire surclassarmi, per meritarmi ancora un altro applauso. E’ tutto pronto…e penso a quando sarò lì, a quando riprenderò il mio posto e spunterò dal buio sulla scena. Intanto sono qui e questa è la mia prova generale. Coraggio, tocca a me..

Userò il mio fischietto nero, il primo, sperando che anche da me esca un fischio bello come quello della foto.

Pier

Mi chiamo Pierpaolo ma per tutti, da sempre, sono Pier. L’anagrafe dice che io sia nato – come suggerisce il sito – nel 1978 ma spesso ho dei dubbi. Da sempre sono appassionato di tecnologia. Nel 2005 mi sono innamorato di Apple e da allora non ho mai smesso di seguirla.
Sono editor su iSpazio, il primo blog italiano del mondo Apple per cui pubblico notizie e redazionali.
Sono papà di Leonardo, il mio amore più grande.
Le mie altre passioni sono la lettura e la scrittura. Mi piace la musica e il calcio. Tifoso della Juventus, sono stato arbitro di calcio, cosa che mi ha permesso di mettere un po’ da parte il tifo e vedere lo sport da un’altra angolazione.

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